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	<title>Laboratorio Web Design &#187; gestalt</title>
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		<title>Leggi della Gestalt</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Mar 2007 11:14:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>v_a_l_i_x</dc:creator>
				<category><![CDATA[gestalt]]></category>
		<category><![CDATA[materiale didattico]]></category>
		<category><![CDATA[percezione]]></category>

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		<description><![CDATA[Come promesso un pochino di materiale didattico!
Quando si parla di percezione si  finisce inevitabilmente a parlare della teoria della Gestalt o &#8220;teoria della forma&#8221;. Questa teoria prende il nome da una scuola strutturalista tedesca (Scuola di Berlino) che negli anni &#8217;20 modifico lo sviluppo della psicologia. L&#8217;impostazione  di questa scuola, infatti, si contrapponeva [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Come promesso un pochino di materiale didattico!</p>
<p>Quando si parla di percezione si  finisce inevitabilmente a parlare della teoria della <em>Gestalt </em>o &ldquo;teoria della forma&rdquo;. Questa teoria prende il nome da una scuola strutturalista tedesca (Scuola di Berlino) che negli anni &rsquo;20 modifico lo sviluppo della psicologia<em>.</em> L&rsquo;impostazione  di questa scuola, infatti, si contrapponeva a quella dominante tra la fine  dell&rsquo;800 e i primi del &lsquo;900 definita &ldquo;associazionistica&rdquo; perch&eacute; riteneva che la  percezione di un oggetto fosse il risultato della associazione di elementi  sensoriali distinti. <br />
La nascita della psicologia della Gestalt si  fa risalire esattamente al 1912, quando <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Max_Wertheimer">Max Wertheimer</a> scrisse un articolo in cui  identificava un processo percettivo unitario &#8211; da lui chiamato fattore  &quot;phi&quot; &#8211; grazie al quale i singoli stimoli verrebbero integrati, nel  soggetto, in una forma dotata di continuit&agrave;. Ci&ograve; significava che quello che  prima era stato considerato un processo passivo &#8211; il percepire &#8211; veniva ad  essere pensato come qualcosa di gran lunga pi&ugrave; attivo, come un&rsquo;attivit&agrave;  subordinata a certi principi organizzativi generali. Werthemeir  sosteneva che non c&rsquo;&egrave; corrispondenza diretta tra realt&agrave; empirica e realt&agrave;  percettiva e che quindi per comprendere il fenomeno percettivo non bisogna  partire dalla descrizione dei singoli elementi sensoriali ma dalla situazione  percettiva globale perch&eacute; la &ldquo;forma non &egrave; data dalla semplice somma dei suoi  elementi ma &egrave; qualcosa di pi&ugrave;, di diverso&rdquo;.<br />
La percezione dunque non dipende  dagli elementi ma dalla strutturazione di questi elementi in un &ldquo;insieme  organizzato&rdquo;, in una &ldquo;<em>Gestalt</em>&rdquo; (generalmente tradotta con &ldquo;forma&rdquo;,  &ldquo;struttura&rdquo;, &ldquo;pattern&rdquo;).<br />
Le modalit&agrave; secondo le quali si costituiscono le forme  sono state classificate e descritte come &ldquo;leggi della forma&rdquo; e sono state  elencate da Wertheimer nel 1923 nel modo seguente:</p>
<ol>
<li><strong><img src="http://labwebdesign.files.wordpress.com/2007/03/vicinanza.gif" style="float:right;cursor:pointer;" border="0" alt="legge della vicinanza" />Legge della vicinanza</strong>: gli elementi del campo percettivo vengono uniti in forme con tanta maggiore coesione quanto minore è la distanza tra di loro.<br />
Nel design di un&#8217;interfaccia possiamo utilizzare questo principio per rendere più chiara la struttura della pagina (divisione in paragrafi di un testo).</li>
<li><strong><img src="http://labwebdesign.files.wordpress.com/2007/03/somiglianza.gif" style="float:right;cursor:pointer;" border="0" alt="legge della somiglianza" />Legge della somiglianza</strong>: gli elementi vengono uniti in forme con tanta maggior coesione quanto maggiore è la loro somiglianza.<br />
Utilizzare elementi, colori o simboli che visivamente collegano un&#8217;informazione ad un&#8217;altra aiuta a rendere accessibile e facilmente navigabile anche un sito con grandi quantità di contenuti.</li>
<li><strong><img src="http://labwebdesign.files.wordpress.com/2007/03/destino1.gif" style="float:right;cursor:pointer;" border="0" alt="legge del destino comune" />Legge del destino comune</strong>: gli elementi che hanno un movimento solidale tra di loro, e differente da quello degli altri elementi, vengono uniti in forme.<br />
In una configurazione tendono a unificarsi le linee con la stessa direzione od orientamento o movimento, secondo l’andamento più coerente, a difesa delle forme più semplici e più equilibrate.</li>
<li><strong><img src="http://labwebdesign.files.wordpress.com/2007/03/chiusura1.gif" style="float:right;cursor:pointer;" border="0" alt="legge della chiusura" />Legge della chiusura</strong>: le linee che formano delle figure chiuse tendono ad essere viste come unità formali.<br />
La nostra mente &egrave;  predisposta a fornire le informazioni mancanti per chiudere una figura, pertanto i margini chiusi o che tendono ad unirsi si impongono come unità figurale su quelli aperti</li>
<li><strong><img src="http://labwebdesign.files.wordpress.com/2007/03/continuita1.gif" style="float:right;cursor:pointer;" border="0" alt="Legge della continuità di direzione" />Legge della continuità di direzione</strong>:una serie di elementi posti uno di seguito all’altro, vengono uniti in forme in base alla loro continuità di direzione.<br />
Nella figura percepiamo come unità AB e XY e non AY e XB o ancora AX e YB.<br />
.</li>
<li><strong>Legge della pregnanza</strong>: la forma che si costituisce è tanto “buona” quanto le condizioni date lo consentono.<br />
In pratica ciò che determina fondamentalmente l&#8217;apparire delle forme è la caratteristica di &#8220;pregnanza&#8221; o &#8220;buona forma&#8221; da esse posseduta: quanto più regolari, simmetriche, coesive, omogenee, equilibrate, semplici, concise esse sono, tanto maggiore è la probabilità che hanno d&#8217;imporsi alla nostra percezione.</li>
<li><strong><img src="http://labwebdesign.files.wordpress.com/2007/03/e.gif" style="float:right;cursor:pointer;" border="0" alt="Legge dell’esperienza passata" />Legge dell’esperienza passata</strong>: elementi che per la nostra esperienza passata sono abitualmente associati tra di loro tendono ad essere uniti in forme.<br />
Un osservatore che non conosce il nostro alfabeto non può vedere la lettera E in queste tre linee spezzate.</li>
</ol>
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