Archive for marzo 2007
Dato l’elevanto numero di proprità associabili al tag FONT (circa 50!) nella tabella che segue vi segnalo quelle maggiormente usate!
Per “eventuali” approfondimenti vi rimando alla documentazione ufficiale del consorzio W3C.
| Proprietà | Descrizione | Valori possibili |
|---|---|---|
| font-family | Per specificare uno o più font | Nome del font |
| font-size | Imposta la dimensione del carattere in base a valori relativo o assoluti | smaller |
| font-style | Imposta lo stile (corsivo, obliquo oppure normale) | normal |
| font-weight | Imposta i valori per gradazione di grassetto utilizzando un intervallo da 100 a 900 (con incrementi di 100) | normal |
| font-variant | Mostra il carattere normale o maiuscoletto | normal |
| text-transform | Cambia tutte le iniziali del testo in maiuscolo, tutto il testo in maiuscolo, tutto il testo in minuscolo, lascia il testo invariato | capitalize |
| Text-align | Allinea il testo a destra, a sinistra, centrato e giustificato | right |
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mar/07Introduzione ai CSS
2 Commenti | Scritto da v_a_l_i_x in CSS, esercitazione, materiale didattico
Ho messo più o meno in ordine tutte le cose che vi ho detto ieri a lezione in un bel file PDF
(introduzione ai CSS 57kb) sperando di farvi cosa gradita!
Ci sono alcune cose di cui non abbiamo parlato… l’invito è “provate a sperimentare da soli”!
Nel 1957 un designer svizzero quasi sconosciuto, Max Miedinger, creò per la fonderia svizzera Haas Stempel il font Helvetica.
Per festeggiare i primi 50 anni di questo font Gary Hustwit ha deciso di dedicargli un documentario!
Credo si tratti del primo film/documentario sulla tipografia, il graphic design e la cultura visiva.
Il regista ha analizzato lo spazio urbano di molte città (Londra, Zurigo, Amsterdam, New York, Berlino, Francoforte) cercando di spiegare perché l’Helvetica è diventato il font piu usato negli ultimi 50 anni e come possa aver influito nella globalizzazione della nostra cultura visiva.
Purtroppo ad oggi non sono in programmazione proiezioni in Italia, ma forse…
Mentre scrivevo mi chiedevo… e L’Italia? I graphic designer italiani hanno contribuito a questo processo di “globalizzazione della cultura visiva”? Provate a contare quante volte vi imbattete nell’Helvetica durante una giornata e magari fatemelo sapere…
Non amo particolarmente i file PDF che racchiudono le slides di una presentazione, li ritengo poco utili senza voce narrante! Tuttavia oggi mi sono lasciata tentare e ho scaricato da Subtraction la presentazione di Khoi Vinh (design director del NYTimes.com) e Mark Boulton sull’uso delle griglie legate al web e… mi sono ricreduta!
“Grids are Good” (8 MB PDF) con le sue 152 pagine spiega davvero bene a cosa servono le griglie anche senza la voce dei suoi autori!
Inutile sottolineare che anche questo documento è in inglese! Sorry…
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mar/07Leggi della Gestalt
20 Commenti | Scritto da v_a_l_i_x in gestalt, materiale didattico, percezione
Come promesso un pochino di materiale didattico!
Quando si parla di percezione si finisce inevitabilmente a parlare della teoria della Gestalt o “teoria della forma”. Questa teoria prende il nome da una scuola strutturalista tedesca (Scuola di Berlino) che negli anni ’20 modifico lo sviluppo della psicologia. L’impostazione di questa scuola, infatti, si contrapponeva a quella dominante tra la fine dell’800 e i primi del ‘900 definita “associazionistica” perché riteneva che la percezione di un oggetto fosse il risultato della associazione di elementi sensoriali distinti.
La nascita della psicologia della Gestalt si fa risalire esattamente al 1912, quando Max Wertheimer scrisse un articolo in cui identificava un processo percettivo unitario – da lui chiamato fattore "phi" – grazie al quale i singoli stimoli verrebbero integrati, nel soggetto, in una forma dotata di continuità. Ciò significava che quello che prima era stato considerato un processo passivo – il percepire – veniva ad essere pensato come qualcosa di gran lunga più attivo, come un’attività subordinata a certi principi organizzativi generali. Werthemeir sosteneva che non c’è corrispondenza diretta tra realtà empirica e realtà percettiva e che quindi per comprendere il fenomeno percettivo non bisogna partire dalla descrizione dei singoli elementi sensoriali ma dalla situazione percettiva globale perché la “forma non è data dalla semplice somma dei suoi elementi ma è qualcosa di più, di diverso”.
La percezione dunque non dipende dagli elementi ma dalla strutturazione di questi elementi in un “insieme organizzato”, in una “Gestalt” (generalmente tradotta con “forma”, “struttura”, “pattern”).
Le modalità secondo le quali si costituiscono le forme sono state classificate e descritte come “leggi della forma” e sono state elencate da Wertheimer nel 1923 nel modo seguente:
Legge della vicinanza: gli elementi del campo percettivo vengono uniti in forme con tanta maggiore coesione quanto minore è la distanza tra di loro.
Nel design di un’interfaccia possiamo utilizzare questo principio per rendere più chiara la struttura della pagina (divisione in paragrafi di un testo).
Legge della somiglianza: gli elementi vengono uniti in forme con tanta maggior coesione quanto maggiore è la loro somiglianza.
Utilizzare elementi, colori o simboli che visivamente collegano un’informazione ad un’altra aiuta a rendere accessibile e facilmente navigabile anche un sito con grandi quantità di contenuti.
Legge del destino comune: gli elementi che hanno un movimento solidale tra di loro, e differente da quello degli altri elementi, vengono uniti in forme.
In una configurazione tendono a unificarsi le linee con la stessa direzione od orientamento o movimento, secondo l’andamento più coerente, a difesa delle forme più semplici e più equilibrate.
Legge della chiusura: le linee che formano delle figure chiuse tendono ad essere viste come unità formali.
La nostra mente è predisposta a fornire le informazioni mancanti per chiudere una figura, pertanto i margini chiusi o che tendono ad unirsi si impongono come unità figurale su quelli aperti
Legge della continuità di direzione:una serie di elementi posti uno di seguito all’altro, vengono uniti in forme in base alla loro continuità di direzione.
Nella figura percepiamo come unità AB e XY e non AY e XB o ancora AX e YB.
.- Legge della pregnanza: la forma che si costituisce è tanto “buona” quanto le condizioni date lo consentono.
In pratica ciò che determina fondamentalmente l’apparire delle forme è la caratteristica di “pregnanza” o “buona forma” da esse posseduta: quanto più regolari, simmetriche, coesive, omogenee, equilibrate, semplici, concise esse sono, tanto maggiore è la probabilità che hanno d’imporsi alla nostra percezione.
Legge dell’esperienza passata: elementi che per la nostra esperienza passata sono abitualmente associati tra di loro tendono ad essere uniti in forme.
Un osservatore che non conosce il nostro alfabeto non può vedere la lettera E in queste tre linee spezzate.
